Libertà 2.0

Che cos’è la libertà? Fiumi di parole si sono spesi su questo concetto. Ma quello che vorrei capire in questa sede è cosa ne abbiamo fatto noi della libertà e del suo significato.
Cos’è, per noi, oggi, la libertà?
Rispondere a questa domanda significa innanzitutto trovare altre domande. La prima che mi è venuta in mente è questa: quale valore attribuiamo oggi ad una libertà che non abbiamo mai lottato per ottenere?
Lo chiedo senza presunzioni e senza volontà di istigare alcun dibattito, ma solamente perché mi rendo conto che essere liberi ha un significato diverso in una realtà come la nostra. Non parlo solo della democrazia in sé, che esigerebbe opposizione e partecipazione, e per forza di cose anche lotte sociali. Parlo del tipo di democrazia che mi sembra di vivere come cittadina del mio paese, della democrazia che mi riporta in mente in continuazione le parole del sociologo Francis Fukuyama quando ci parlava della problematicità di una repubblica che pensa di essere arrivata allo stadio ultimo della sua evoluzione, e che ha proprio in questa presunzione il suo punto debole. Cittadini liberi che danno per scontata la loro stessa libertà, non soltanto perché essa è ormai un loro diritto insindacabile ma soprattutto perché hanno perso la loro attitudine alla crescita, al miglioramento. Si pensano liberi perché hanno la presunzione di esserlo, e dimenticano che sono liberi soltanto perché hanno combattuto per ottenere quel diritto. Mi correggo: non sono stati loro a combattere, non loro a morire per una causa maggiore. La libertà della maggior parte di loro non è neanche una causa maggiore, ma nasce e allo stesso tempo muore nell’unico punto in cui si sviluppa: la loro stessa individualità. Le vite degli uomini che hanno fatto la storia valevano molto più di una singola vita e loro ne erano in gran parte consapevoli; se la nostra libertà vale soltanto le nostre vite morrà con esse, e, male ancora maggiore, potrebbe non rinascere con la stessa intensità nella vita di chi ci seguirà. La libertà non è infatti un dono, è una conquista, e non è un oggetto dato una volta e per sempre, ma è una facoltà che dobbiamo esercitare e proteggere se vogliamo mantenerla viva e vegeta.
Se mi chiedo cosa sia la libertà per la società che mi è più vicina, mi viene in mente un’altra problematica questione.
Hegel diceva che la libertà non può che essere universale, e cioè che la vera libertà si afferma con il diritto ad essere libero conferito ad ogni uomo, ad ognuno autonomamente; per questa ragione il nostro diritto ad essere liberi non ha senso se siamo gli unici ad esercitarlo. Ma questo è ancora vero oggi, possiamo ancora affermarlo con sincerità se non riusciamo neanche a capire perché abbiamo la necessità di aiutare uomini disperati, lasciati soli con la promessa di un Europa libera, ma che non vuole saperne della loro, di libertà? Forse non possiamo più dirlo, non con onestà perlomeno. Però è ancora vero, è ancora così: se esiste un tale diritto è perché è esistita la lotta di un uomo, che, unito a tanti altri, lottava per se stesso, per la sua libertà, e, ottenuto il diritto ad essere libero, l’ha ottenuto per tutti.
Temo che le due questioni siano collegate, perché nessuno sa cosa sia la libertà e quanto sia importante più di uno schiavo, di un suddito o di una persona che in generale non ha mai avuto la fortuna di vedersi riconosciuto questo diritto. Ho detto una fortuna, ma si potrebbe dire anche un privilegio, perché è questo che è la nostra libertà, se pretendiamo di viverla a questo modo: una mera fortuna, un diritto di pochi e un accessorio gradito che non tutti possono indossare, perché non ce ne è per tutti.
Per noi sì, per noi non è ancora esaurita, e se è così è soltanto perché qualcuno prima di noi l’ha presa, l’ha rubata, l’ha costruita o è andato lontano a recuperarla per sé, per i suoi figli e in ultima istanza per tutti noi, dove tutti noi per esempio vuol dire tutti noi italiani o, al massimo, tutti noi europei (o quasi).
C’è di più. La libertà che più afferma il capitalismo avanzato delle nostre democrazie occidentali è la libertà di fare quello che si vuole. Sei libero di comprare, di visitare, di mangiare, di bere e di ottenere quello che vuoi, se ne hai i mezzi economici, si intende, e se non li hai è per via di una mancanza che può essere imputata soltanto a te stesso: la tua è la migliore società possibile, con il numero maggiore di opportunità (così tante non si erano mai viste prima). Sei libero di scegliere cosa indossare, quale identità oggi ti fa più piacere impersonare, senza conseguenze perché tanto domani puoi anche buttarla. Buttala, tanto non l’hai conquistata, non ti sei neanche accorto degli sforzi che ti ha costato e del tempo che, comunque, ti ha portato via. E il tempo è una conseguenza. Il tempo non torna indietro e, come la libertà, non è un dono o una fortuna. Non si tratta di questo. La libertà è ancora impegno, è fatica. Non si può scordare che la libertà è anche fatta di lacrime, di violenza, di guerre e di sangue, così come la storia e, in un unico continuum, il tempo.


Cerco di tenere sempre in mente che sono libera, che oggi sono per esempio libera di scrivere e di studiare, ma non voglio fermarmi qua. Io non voglio esercitare la mia libertà come un privilegio temporaneo, ma come un diritto inalienabile e universale. Per questo oggi la mia libertà è ancora in discussione, e se mi chiedete se sono libera vi rispondo no, grazie. Se me lo chiedete vi dico che sarò libera quando riconoscerete lo stesso diritto a tutti. Fino a quel momento la mia libertà è soltanto un privilegio, che cercherò di usare per realizzare questo mio sogno un po’ ambizioso.

Serena Linari

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