Primo passo: leggere, studiare

Mi continuo a ripetere che leggere non basta. Non basta leggere, non basta studiare. Non basta, ma da qualche punto bisogna pur iniziare. E se c’è un luogo dove penso sia giusto farlo, questo luogo è la cultura. Sono i libri, gli studi, la ricerca.
Sartre diceva che il compito di uno scrittore è mostrare agli uomini cosa è il mondo, e soprattutto cosa sono gli uomini, così che nessuno possa dirsene innocente. Se questo è vero, io penso che il primo compito di uno scrittore (ma anche di chiunque voglia affermare la sua opinione, o anche solo averne una che sia critica e autonoma) sia quello di leggere.
Sono qui per ringraziare Jean Paul Sartre, scrittore, filosofo, giornalista, attivista politico. Sartre studia, Sartre scrive, Sartre legge, e Sartre pensa che l’uomo debba costruirsi da sé. Che i suoi sogni, le sue idee, le sue aspirazioni debbano diventare azioni per esistere davvero, che l’esistenza preceda l’essenza, perciò quando un uomo nasce non nasce in un mondo già giusto, ma la giustizia deve costruirla con le sue mani, attraverso le sue azioni, il suo impegno, la sua decisione. Sartre condanna l’uomo ad essere libero, e questa condanna implica una responsabilità. Nessuno può sottrarsene, perché se è vero che non scegliamo noi in che epoca nascere, in quale paese, in quale famiglia, è vero che possiamo ridefinirci in ogni momento, e che quel contesto predeterminato possiamo ricostruirlo con le nostre scelte.
Io amo la mia condanna, la mia condanna ad essere libera. Non tutte le persone sono condannate con la stessa nostra fortuna.
Ma Sartre non basta. Non basta, quindi ho studiato John Rawls. Rawls ragiona con un esperimento mentale che lo porta a spiegare quale sarebbe una società giusta per tutti. Dice che in una società come questa le disuguaglianze potrebbero essere tollerate soltanto se aiutano gli svantaggiati. Rawls parla di beni sociali primari, di diritti e di strumenti per aiutare tutti ad essere liberi. Ma una cosa in particolare mi ha colpita di lui: Rawls non pensa che chi è più fortunato si debba sentire in dovere di aiutare chi non lo è come lui per uno spirito di carità, per virtuosismo. Rawls pensa che sia la moralità dell’uomo ad essere affamata di giustizia; che ognuno, in quanto uomo, non conoscendo la sua attuale situazione e i suoi interessi, vorrebbe vivere in una società equa. Non perché è buono, non perché è altruista: perché è un uomo, e in quanto tale capace di pensare in astratto rispetto alla propria realtà attuale.
Neanche Rawls basta. Ad andare oltre la sua teoria della giustizia ci aveva già pensato l’indiano Amartya Sen, che non parla soltanto di beni da distribuire equamente, ma di capacità, perché il bene è soltanto uno strumento che ha valore solo se produce nelle persone libertà, cioè capacità, capacità di non morire di fame, di guarire, di fare delle scelte di valore.
So che neanche questo basta. Leggere non basta, non basta studiare e non basta neanche scrivere. Ma tutto questo riflettere, io penso che ci renda migliori. Gli scrittori ci mostrano come è il mondo, e non dovrebbero fermarsi ad intrattenerci. La scrittura è azione, è uno slancio. Io ringrazio Sartre, ringrazio Rawls, ringrazio Sen perché hanno scritto qualcosa prima di me, qualcosa che posso usare per essere una persona migliore.
All’interno di questo blog vorrei pensare, vorrei studiare, vorrei scrivere per ridare alla cultura quella forza, perché credo in quello che pensava Michel Foucault, quando diceva che gli intellettuali dovrebbero interessarsi alle persone toccate dalle questioni che interessano loro. A me interessa l’uomo perché mi interessa aiutarlo, per questo ringrazio con tanta insistenza tutti gli studiosi dell’uomo che siano mai esistiti fino ad ora, e che esisteranno: perché non scrivono perché resti sulla carta, loro scrivono per aprire i nostri occhi alla realtà, ed io studierò, e non me ne dirò più innocente.

Serena Linari

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